Muji e i guanti touch screen. Se l’high tech modifica il vestiario…

Ritmi tecnologici ed usi sociali, si sa, non vanno di pari passo.

Il 17 luglio 2002, quasi dieci anni fa, Apple lanciava sul mercato la seconda generazione di iPod. Tra gli upgrade, rispetto al primissimo mp3 della Mela, troviamo la ghiera, non più meccanica ma sensibile al tatto.

Rapportato agli odierni touch screen, nella fattispecie, poco cambia: durante l’inverno, o si rinuncia ai guanti, o al controllo di brani e volume. Tuttavia, la diffusione non era ancora così “virale”. Di sicuro, non ai livelli odierni, quantomeno.

Guanti senza punte: funzionali, ma "bruttini" e non idonei ai climi più freddi

Nel corso degli anni, un po’ gli “aspiranti-iPod“, che seguendo il solco del più celebre lettore si sono dotati di componenti simili alla sua ghiera, ma soprattutto l’arrivo dei touch screen device, che in poco tempo hanno conquistato importanti quote di mercato ovunque si siano insediati, hanno fatto sì che il guanto “tradizionale” rendesse impossibile l’accesso a qualsiasi funzione dei medesimi.

Parziale soluzione, per alcuni, i guanti senza punte all’estremo delle dita. Forse funzionali, ma di sicuro non vanno incontro ai gusti dei più. Per chi oltre alla tecnologia segue anche la moda, non sono di sicuro una soluzione valida.

A percepire questa necessità, introducendo sul mercato un prodotto semplice ma geniale, ci ha pensato l’azienda giapponese Muji, abile a sfruttare un bisogno inascoltato dei consumatori. L’idea non è difficile, ed è sempre stata lì a portata di mano: i guanti touch screen, che incorporano sulle punte di pollice ed indice del materiale conduttore, così da permettere all’utente di interagire con devices dallo schermo capacitivo, sensibile cioè alle variazioni di capacità elettrica.

Disponibili in sei differenti colori, considero una delle caratteristiche fondamentali di questo prodotto l’essere davvero per tutti, sul piano economico: 20 € per paio, acquistabili online dal sito del produttore.

http://www.flickr.com/photos/bitchbuzz/6305671808/Come molti altri, uno dei molti esempi di come la tecnologia, dopo le nostre abitudini, stia iniziando a cambiare, in maniera graduale ma inarrestabile, anche il nostro vestiario. Anche con piccole, ma geniali, idee. Sensori futuristici applicati in giacche e maglioni, o RFID che comunicano con l’ambiente circostante? A volte, basta lavorare sulla punta delle dita…

Daniele Vincenzoni

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