Skyfall. James Bond tra product placement e disseminazione sociale della marca

Nuovo capitolo dell’agente segreto più famoso di tutti i tempi, nuova occasione di osservare le dinamiche di marketing e di brand management che si sviluppano attorno ad un evento – e ad un brand, a tutti gli effetti – di questo tipo.

Grandi brand hanno fatto la storia legando il proprio nome a quello di James Bond (su tutti, cito Aston Martin). Mai come in questo caso, però, attorno a 007 si sono accalcate marche su marche, di ogni tipo, in maniera più o meno evidente.

Ve ne riporto alcune, qui di seguito…

1• Heineken: 45 milioni di dollari sono usciti dalle casse dell’azienda olandese per piazzare la bottiglietta verde in mano a Daniel Craig. Cifra folle, per un paio di rapide apparizioni in “Skyfall”? Non a mio avviso. Ricordiamoci sempre che, quando parliamo di product placement, ci riferiamo ad una pubblicità “eterna”: chiunque veda questo episodio di 007 nel mondo, sia esso al cinema, in TV, in streaming o in DVD, si troverà di fronte questo brand. Non parliamo di bruscolini, ma pochi sono i film che possono garantire – o quasi – un tale successo ex ante (che, guarda un po’, è il cruccio principale delle operazioni di product placement), e gli episodi della saga di James Bond sono tra questi.
Molto carino, peraltro, lo spot Heineken, che vi allego di seguito.

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2• Omega: non una novità.

Uno tra gli sponsor più “ingombranti” è proprio Omega, il celebre brand orologiaio svizzero. Magnifico il nuovo Seamaster Planet Ocean 600M SKYFALL, in edizione limitata (prodotto in soli 5.007 esemplari), al polso di Bond.

Tuttavia, non ho mai apprezzato l’eccessivo risalto dato da dialoghi ed inquadrature. Tutti noi ricordiamo, in “Casino Royale”, un evidentissimo script placement nel dialogo tra Eva Green e Daniel Craig (“Rolex?”, “Omega.”). Bene, in “Skyfall” assistiamo ad un primissimo piano sull’orologio, che stona un po’ in un film di un certo livello, a mio parere. Nulla di clamoroso, comunque.
E, ad ogni modo, i soldi sono soldi, quindi…

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3• Sony: qui, davvero poco da dire. Insomma: è Sony Picture a produrre il film, quindi…
Ad ogni modo, però, valori di Sony quali stile ed eccellenza ben si accostano alla figura di Bond, ed è soprattutto per questo che il co-branding è azzeccatissimo.

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4• Coca-Cola Zero: qui, il discorso verte più sulla disseminazione sociale del brand “007”, che sul product placement. Una volta uscito dal contesto-cinema, la forza di questa marca si moltiplica e, appunto, si dissemina in un gran numero di prodotti. Molto interessanti le iniziative realizzate da Coca-Cola, che sposa la sua versione “Zero” con il nome di Bond. Anche qui, stesso discorso di Sony: i valori che Coca-Cola Zero ha già manifestato in ogni comunicazione pubblicitaria – e, più in generale, in ogni significante della marca, dal packaging in poi – si ritrovano nella core identity dell’agente segreto: energico, maschile, sofisticato.
Eccovi uno degli spot realizzati ad hoc, molto simpatico, ed un’iniziativa di marketing non-convenzionale, ripresa dal sito BusinessInsider:

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5• Aston Martin: ordinaria amministrazione, verrebbe da dire.
In chiave heritage, tuttavia, da segnalare il ritorno della mitica Aston Martin DB5.

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6• Procter & Gamble Prestige: è qui che troviamo uno dei massimi esempi della disseminazione sociale del brand, alla quale ho fatto precedentemente (e un po’ impropriamente, a dire il vero) riferimento. In particolare, P&G ha concluso l’operazione di brand licensing per realizzare la fragranza “James Bond 007”, distribuito in Italia dalla catena Profumerie Douglas.
Da appassionato – o, meglio, da “malato” – di profumi maschili, mi duole ammettere di non averlo ancora provato. Tuttavia, nel packaging e – sento dire – nella fragranza, lo stile elegante, sobrio e fortemente maschile di 007 è stato rispettato ed esaltato.
Per informazioni più specifiche sul prodotto, vi rimando a questo permalink.

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7• Tom Ford: caso inverso, questo, rispetto ai precedenti: screen placement puro, dove il brand non viene mai citato e, a dirla tutta, il suo logo mai mostrato.
Dopo “Quantum of Solace”, lo stilista statunitense torna a vestire Daniel Craig con abiti di un’eleganza sobria e minimal che pochi possono vantare.
Niente manifesti, però. Come dire: “Ti piace come veste Bond? Chiedi a Google, e in pochi secondi saprai chi c’è dietro”.

Molti altri sono i possibili esempi: sicuramente meno evidenti, ma ugualmente significativi.
Morale della favola? Sia sul suo territorio – col product placement – sia “fuori casa” – con la disseminazione sociale ed il brand licensing – un brand cinematografico di valore può rivelarsi una vera e propria miniera d’oro.
Ma, come sempre, occhio a non esagerare: pena, il depauperamento dell’equity della marca e, in sostanza, della sua forza.

Daniele Vincenzoni

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