Samsung Galaxy Note contro Apple new iPad. Half-truth well told

Qual è la differenza tra una Punto ed una Ferrari? Semplice: la prima è più semplice da parcheggiare, più economica e, soprattutto, consuma meno. Sfido chiunque a smentire queste affermazioni.

BeAPPtoDate non è diventato un blog di ispirazione automobilistica. Tuttavia, leggendo sul portale TechEconomy un post sulla crociata di Samsung verso Apple, questo è stato il primo paragone a cui ho pensato.

Il Samsung Galaxy Note 10.1

In breve, i fatti: non appena lanciato da Apple il new iPad, il 7 marzo 2012, Samsung invia una tabella comparativa alle redazioni di diverse testate giornalistiche, dove emerge la presunta superiorità del suo Galaxy Note 10.1 rispetto al tablet di Cupertino. Probabilmente, meglio parlare di “mezza tabella”, però: il Note è in grado di lavorare in multitasking, è più performante nella scrittura e nel disegno a mano libera, permette un’espansione di memoria tramite scheda MicroSD. Ed ecco spiegato l’incipit di questo articolo: non una mera proporzione in fatto di forze in campo (nella fattispecie, si potrebbe parlare di Ferrari e Lamborghini, piuttosto…), ma una comparazione dove togliamo cavalli, cura dei dettagli, prestazioni e, last but not leastbrand. Ed elidiamo anche il Retina display, che in soli 9,7 pollici contiene un milione di pixel in più rispetto ai moderni televisori ad alta definizione. Il fiore all’occhiello del nuovissimo device della Mela che, magicamente, sparisce dalla tabella compilata da Samsung.

Il Retina display: 2048 x 1536 pixel in soli 9,7 pollici. Fiore all'occhiello del new iPad, di lui non c'è traccia nella tabella stilata da Samsung

Di fatto, nulla di nuovo sotto il sole. Tutto è facilmente riconducibile a quella sorta di principio della truth well told (la “verità ben detta”). Tuttavia, in questo caso, abbiamo a che fare solo con half-truth, nulla più che una mezza verità che, a mio parere, fa sì che la casa coreana faccia una figuraccia non da poco.

Ma andiamo oltre questo dolus bonus che Samsung regala a se stessa. Leggendo questo documento con occhio più critico, emerge un approccio limitato e superato verso prodotto e cliente.

In primis, infatti, è evidente come una tabella possa esprimere, fondamentalmente, solo dati quantitativi, tralasciando una serie di altre informazioni, e di veri e propri valori legati al brand e al prodotto, non manifestabili attraverso una polverosa lista di numeri. La Coca-Cola è leader del suo settore di mercato perché la sua bibita ha più bollicine delle altre, forse?!? Ci sono aziende che, non riuscendo a separarsi dal loro cieco orientamento al prodotto, sono finite in grossi guai (vedi il caso Kodak).

La forza di un brand, così come il successo di un prodotto, non si basa tanto su fattori immanenti e materiali, quanto su un asset intangibile, composto da valori, senso ed identità

E, da qui, il secondo punto: il guardare oltre. Grazie al cielo, sono ormai andati i tempi in cui il “consumatore” era solo un piccolo ed indefinito tassello da incasellare nel segmento di mercato maggiormente idoneo alle sue (poche) caratteristiche. A quanto pare, la seconda tesi del Cluetrain Manifesto (“I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici“) è passata inosservata in casa Samsung. In un mercato così competitivo, è folle ritenere che la scelta d’acquisto dell’individuo si basi su una manciata di dettagli tecnici. Riuscireste a convincere una persona a comprare il Galaxy Note sulla base di un più evoluto meccanismo di “copia-incolla” dei contenuti (esatto, è tra i punti della tabella…)? Certo, il discorso non è unanimemente valido: può scricchiolare, a patto che la caratteristica del device riesca a generare un vero e proprio vantaggio competitivo (vedi il Retina display, nella fattispecie). Ma poche illusioni: anche in quel caso, una semplice superiorità del prodotto non basta. La scelta di consumo, infatti, si basa su fattori identitari e sociali, ancor prima che tecnologici ed economici.

Compito a casa per Samsung: ripassare la celeberrima format-war tra VHS, Betamax e Video2000, dove a trionfare fu lo standard qualitativamente, ed indiscutibilmente, inferiore. Sappiamo tutti com’è finita, no?

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iBooks di Apple: editor gratuito, libri multimediali e multitouch. Il settore e-Book al decollo?

Da tempo immemore, ormai, si ascoltano leggende del genere “tra pochi anni, i ragazzi non studieranno più sui libri cartacei, ma sui computer”. Anni scolastici, ed accademici, continuano a passare, e finora poco si è mosso.

Molti parlano, ignorando come il “si può fare”, dettato dalla tecnologia, raramente porti ad un più concreto “facciamolo”, elemento decisamente multidimensionale. Infatti, nella fattispecie, basta anche un semplicissimo salvataggio in formato .pdf per realizzare un e-book, ma da lì a paragonare la sua usabilità e la sua comodità a quella di un comune libro ce ne passa. E, come sempre, la risposta non è solo insita nello stato tecnologico delle cose: certo, senza un tablet sarà scomodo portare dietro gli e-book, ed ancor più tedioso studiarli (per fare un paragone, si pensi al dover leggere centinaia di pagine dallo schermo di un computer, desktop o laptop che sia), ma francamente parlando, se la spinta all’adozione di un nuovo formato non viene dalla società, dagli utenti attuali e potenziali, lo stato dell’arte dell’high-tech resta a guardare.

In tanti anni di favole, il generico “studiare sui computer” si è materializzato nella forma dell’e-book, ma niente di più, o quasi.
Ora: è vero che formati in stile .pdf sono in grado di replicare con esattezza ogni singola pagina di un libro. Ciò che si evince da quanto visto finora in questo mercato – e qui si va più sul sociale che sul tecnologico – è la completa ignoranza riguardo il concetto di rimediazione, per il quale due o più mezzi di comunicazione, una volta venuti in contatto e mescolatisi, restituiscono un qualcosa di totalmente nuovo, nella forma e negli usi sociali. Si rimediano, appunto. Come dire che la somma non è il totale, uscendo fuori dagli schemi di un mero processo sintagmatico.

Ciò che non si capisce, quindi, è semplice: perché un e-book dovrebbe limitarsi a “scimmiottare” un libro? Perché non proporsi come una forma realmente evoluta, e non solamente digitalizzata?

Una "pagina" dell'eccezionale "Life on Earth", gratis sul book-store di Apple

Proprio in questi giorni, Apple lancia iBooks 2, con l’ambizione di rivoluzionarre il mercato dei libri in formato elettronico, al momento tutt’altro che sfruttato al pieno delle sue potenzialità. Economicamente, socialmente e tecnologicamente parlando, è chiaro.


Non parliamo semplicemente di un’app, ma di un modo totalmente nuovo di concepire e fruire gli e-books. Dove prima si avevano solo parole e, al più, qualche immagine, ora troviamo anche figure tridimensionali e manipolabili, animazioni, filmati, esercitazioni di vario tipo (ottime per i testi scolastici, in particolare) e molte altre possibilità, la gran parte delle quali elaborata per sfruttare le potenzialità multi-touch dell’iPad.
Estendiamo il discorso, andando oltre il “semplice” campo della fruizione. La Mela, infatti, mette a disposizione dell’utente, a titolo gratuito, un programma per l’editing dei libri, con download diretto sull’Apple App Store, chiamato iBooks Author.
Personalmente, ritengo quest’ultimo un passaggio fondamentale. L’UGC, lo User Generated Content, elemento chiave del Web 2.0, sbarca nel mondo dell’editoria. Chiunque, gratuitamente e senza particolari competenze (quantomeno per ciò che concerne l’aspetto strutturale, più che quello contenutistico), può creare un suo libro, e pubblicarlo sullo store di Apple, dove altri utenti potranno scaricarlo, anche a pagamento. Esagerando un po’, si può dire che questo nuovo strumento potrà essere, in parte, ciò che il blog è stato per colui che aspirava ad avere un proprio sito Web. Un CMS, un Content Management System, adatto a chiunque volesse scrivere e pubblicare un proprio libro, e a modo suo, soprattutto. Il tutto, senza particolari competenze tecniche.

L'editor iBooks Author di Apple, un vero e proprio CMS per la composizione di e-books. Gratuito, sull'App Store

Andando oltre l’aspetto microsociale, e spostandoci su un piano più economico, possiamo notare come siano in molti ad aver fiutato l’affare. Grandi editori statunitensi particolarmente vicini al mondo dell’istruzione e della formazione, come Pearson, McGraw-Hill e Houghton Mifflin Harcourt, hanno già iniziato a proporre questi libri multi-touch che, considerando la rapidissima espansione della domanda primaria di tablet in tutto il mondo, potranno rivelarsi un buon affare. Al momento, senza cedere troppo all’entusiasmo, sono di sicuro una buona scommessa.

Appunti per blogger ed editori: tenere sott’occhio l’argomento.
Per chiunque avesse sempre sognato di pubblicare un libro proprio, ma mai avuto questa possibilità: vuoi scrivere? Scrivi!

Daniele Vincenzoni