Né radio, né Twitter. #twitandshout, l’evento alla Sapienza

 

#twitandshout: esperimento di ibridazione tra Twitter e la radio, in onda su RaiRadio2 in puntate settimanali della durata di un quarto d’ora – da ascoltare per intero o in pillole di due-tre minuti, sparse negli interstizi del palinsesto radiofonico – nelle quali alcune twitstar leggono a ritmo incalzante i propri tweet, riguardanti uno degli argomenti del giorno. Il tutto, ben orchestrato da Alex Braga.

Vengo a conoscenza di questo programma leggendo un articolo del prof. Marco Stancati sul portale TechEconomy. Un articolo critico – si intenda l’aggettivo con accezione positiva – nel quale di fatto il programma non viene bocciato, ma semplicemente rimandato. In effetti, diverse sono le criticità, ma il tentativo è innovativo e promettente. D’altro canto, Rome wasn’t built in a day, no?

Dal “via” alla trasmissione, il 21 aprile 2012, sino all’evento organizzato nel Centro Congressi dell’università Sapienza di Roma, passano pochi giorni. Per gli studenti “sapientini”, la causa di quest’ultimo è ormai nota: Braga legge l’articolo di Stancati, e lo contatta per chiedere un confronto. E confronto è stato, il 7 maggio.

Difficile trovare un punto d’inizio: l’incontro è intenso, e pieno di ottimi spunti di riflessione. C’è molto di cui parlare. Facciamo ordine, e partiamo dalle critiche maggiormente condivise.

Personalmente, ritengo che accostare Twitter e radio sia complesso, tanto a livello strutturale, quanto sul versante contenutistico. Da una parte abbiamo il tweet: se ben realizzato, non è semplice riduzione di complessità ma, al contrario, un concentrato di pensieri ed informazioni. Se un argomento è un albero, il tweet che ne parla non è un ramo, ma un bonsai. Complesso, talvolta da rileggere e da interpretare: è vero che 140 caratteri richiedono cinque secondi per essere letti, ma ne pretendono almeno il doppio per essere assimilati.
Dall’altra parte, c’è la radio, con il suo pubblico. Siamo frenetici, in continuo movimento: un po’ per necessità, un po’ per scelta, sposiamo l’easy listening, l’ascolto rilassato e distratto. Accendiamo la radio, ma intanto ci dedichiamo ad altre mille attività – dalla guida alla palestra, e così via – che incidono fortemente sull’attenzione che dedichiamo ad una trasmissione.
Mettiamo insieme le due cose: contenuti rapidi e complessi, quasi senza pause, e ascolto distratto. Quasi un ossimoro.

Inoltre, è facile individuare altre criticità. Per radio, spariscono maiuscole e minuscole, la punteggiatura perde di efficacia, i punti focali dati dagli hashtag inseriti nel tweet si elidono, per non parlare degli smile. Mettiamo da parte gli indizi simbolici concessici da Twitter. Probabilmente, un bravo speaker riuscirebbe a limitare i danni. E qui casca l’asino: sono le stesse twitstar a leggere le proprie creazioni. Ora: scrivere, è una cosa; parlare, è un altro paio di maniche. Un ritmo incalzante – con sequenze di una decina di tweet letti senza pause – stride se accostato a letture spesso troppo piatte e poco espressive.

Le risposte di Braga – devo dire, nella maggior parte dei casi convincenti – danno vita ad una serie di spunti. Una serie lunga, forse troppo per un solo post, ad essere onesti. Buttiamo giù qualche riflessione, cercando di organizzare il tutto attraverso uno story-telling scorrevole e ordinato…

Per prima cosa, perifrasando Alex Braga, occorre partire dal presupposto che #twitandshout è un programma che chiede di essere ascoltato, e non semplicemente sentito. Proprio per questo, dura 15 minuti, non due ore.
Riflessione: sarà banale, ma in effetti quanti riescono a fare una, ed una sola cosa, in un dato momento? Ormai, se mentre ascolto un programma in radio non porto avanti almeno un’altra attività, mi sento quasi in colpa, come se stessi perdendo tempo. Uno a zero per Alex.

Secondo poi, alle critiche sulla difficile convivenza tra Twitter e la radio, viene contrapposto un modello di integrazione tra i due basato su contenuti della piattaforma di microblogging e struttura del medium radiofonico. Quest’ultima, amplificherebbe i tweet grazie alla potenza della radio.
Riflessione: è vero che lo scopo non è “portare Twitter in radio”, né tantomeno esportarne la struttura sintattica. Tuttavia, andando oltre queste dichiarazioni, possiamo anche non concepire il tutto come una sorta di “Twitter vocale”, ma fatto sta che ci troviamo di fronte a messaggi in formato 140 caratteri. Che, guarda caso, sono i mattoncini di base di questo social network. Possiamo citare “il medium è il messaggio”, o un più umile “chi nasce tondo non muore quadrato”, ma qui le chiacchiere stanno a zero: una cosa o funziona, o non funziona. Se occorre spiegarla, già c’è qualcosa che non quadra. Questo secondo punto si lega al primo: se ti fermi ed ascolti, bene. Altrimenti, ti perdi almeno un tweet vocale su due.

Terzo punto, molto interessante: come appena detto, il rischio di perdersi qualcosa per strada è elevato. Alex Braga mi risponde con un sonoro e simpatico “chissenefrega”. Se l’ascoltatore si perde un tweet, può scaricare il podcast da iTunes o sul sito ufficiale, o magari può farsi lettore, e frugare in Twitter ricercando l’hashtag #twitandshout. Magari, scoprirà anche qualcosa in più rispetto a quanto non avrebbe fatto limitandosi all’ascolto radiofonico.
Riflessione: la crossmedialità non è utilizzare tanti mezzi tutti insieme. Quella è una conditio sine qua non, ma nulla più. Crossmedialità è orchestrare più mezzi di comunicazione, facendo sì che l’uno rilanci l’altro, generando un circolo virtuoso per il fruitore. Emblematica, a riguardo, una considerazione, che si riassume in una domanda: “ma #twitandshout si ascolta o si legge?“.

In ogni caso, punto quattro, una caratteristica di #twitandshout gode del profondo ed indiscusso rispetto di ognuno dei presenti: il riconoscimento dell’autorialità. Quando i media mainstream tendono a “pescare dalla Rete” senza riconoscere niente a nessuno – come fa notare, tra gli altri, @insopportabile, in conference call via Skype – non c’è un tweet in #twitandshout del quale non venga dichiarata la paternità.
Riflessione: ineccepibile. Le twitstar si firmano e, come già detto, “si leggono”. Punto debole o meno, quest’ultimo, Braga dichiara esplicitamente che, finché ci sarà lui alla guida del programma, a leggere i tweet saranno i rispettivi autori.

Incontro eccezionale – nel quale anche le risposte che non convincono del tutto, contribuiscono a generare ottimi spunti – e trasmissione da seguire, perché innovativa e veramente interessante. A patto che si riesca a ritagliarcisi qualche minuto al giorno per ascoltarla come si deve.

Ultimo spunto in chiusura, in chiave business: pazzesco vedere come gente che lavora insieme si sia vista in faccia soltanto oggi per la prima volta! La dice lunga sulle potenzialità del 2.0 e di pratiche quali crowdsourcing ed outsourcing

Daniele Vincenzoni

#copiaeincrozza. Retweet crossmediale o semplice “copia e incolla”?

Prima pagina de Il Messaggero di Roma, 9 febbraio 2012, con articolo di fondo dedicato al comico Maurizio Crozza. Il titolo, già dice molto:

“Le battute copiate del comico a Ballarò

e su Twitter diventa #copiaeincrozza”

Eh sì, a quanto pare, il comico genovese sarebbe stato “pizzicato” a copiare le proprie battute da Twitter e, più in generale, dai vari Social Network Site.

Il comico Maurizio Crozza

Il popolo della rete, a quanto pare, non la prende benissimo, e gli dedica un hashtag: quando cinguetti, se vuoi essere uno dei tanti a battezzare Crozza, aggiungi al tuo tweet un bel #copiaeincrozza, e il gioco è fatto.

Di fatto, parliamo di un meccanismo che è ben noto nel Web e, in maniera più ampia, in Internet: la condivisione dei contenuti. Tuttavia, qui c’è una bella differenza: quando si fa un RT, l’utente che per primo ha pubblicato il tweet è chiaramente visibile; anche condividendo da un SNS ad un altro (una foto da Flickr a Tumblr, tanto per dirne una), la fonte è facilmente individuabile, perché esplicitamente indicata; in ultimo, anche parlando di due servizi differenti, come Web ed e-mail, il discorso è spesso comunque valido. Quando la TV attinge dalla rete però, a quanto pare, il meccanismo perde colpi, e la paternità del contenuto va perduta.

E, dato che al popolo della rete non la si fa, ecco pronta la bastonata via Twitter. Gli utenti si scatenano sull’argomento: chi è pro, chi contro, chi non lo considera così interessante, ma comunque non rinuncia a parlarne.

Per la cronaca, Crozza la butta sull’ironia, confessando di copiare dalla rete dai tempi in cui questa ancora non esisteva.

Rai o non Rai, Crozza o non Crozza, talvolta il medium televisivo si rivela un buco nero a livello social: attinge da tutti, ma non riconosce niente a nessuno.

Morale della favola? Parlando di comicità, da un professionista come Crozza ci si aspetterebbe di più – citazione delle fonti o meno – considerando che è pagato per pensare, non per copiare.

2.0 parlando”, la regola è sempre la stessa: nella rete, chi imbroglia prima o poi viene beccato. Più prima, che poi.

Daniele Vincenzoni

The Fancy. Express yourself through your likings.

Usually, a passionate of social networks looks for latest news about this topic by the web. Today, however, we have a more comfortable alternative to the web searchrestricted, or probably just more selective. It depends on the different points of view.

So, during these days, I’m looking for new social network sites through an interesting back door: the SN apps.

A few days ago, exploring the Apple App Store by my iPad, social network category (of course…!), I discovered The Fancy, a new SNS where the representation of yourself is more important than in others. It’s not based on a tough logic: you can find items that you like, and which maybe you own, inside a database of objects proposed by other users. By the way, you can also suggest additional things, adding a picture, a description and other infos about them. Each item is categorized under its category (men’s, gadgets, home, etc.).

ScreenShot The Fancy

Until now, it doesn’t seem so “social”.

But after a few minutes, browsing a little bit, you can find some features known thanks to other SNS. For example, we could have followers – and we may follow people, of course – like in Twitter: if a user has tastes similar to ours, we can follow him, and he can became an opinion leader for us, about clothing, technology and many other stuff.

Going ahead, we can find a foursquare‘s main feature: the badges. If you add five objects to the men’s category, you’ll become a “men’s style intern“; one hundred fifty for the “senior men’s stylist” badge.

Moreover, we have the rank-system: the more consents you’ll reach, according to the products which you say to like by the “fancy it” button (the equivalent of the Facebook‘s “like“), the highest will be your ranking.

Mixing these well known features, we have a very original mash-up: simply, enjoyable and, maybe, “compulsive” if used without moderation…

In my opinion, there are so much opportunities about the e-commerce field, related to this social network site. Right now, anything is very indirect: who suggests an item, can propose a site where you can buy it, inside the infos area.

However, it’s so obvious that it’s possible to create a better mechanism. E.g., a system of monetary transaction (online, of course) could be implemented in the website. Using it, you could buy items which you like directly inside The Fancy.

But most of all, we have to think about a possible marriage between this SNS and a geolocalization system. Why? Easy to explain: The Fancy knows our tastes, and he also knows where we are in the world in an exact moment. So, it’s possible to imagine huge chances about this pair of elements: for example, I’m close to a luxury clothing shop and, inside my Fancy’s items list, I’ve got several expensive clothes. My mobile device, due to these informations, will tell me about this shopping opportunity.

Personally, I deeply think that The Fancy is going to have an inverse process if compared to foursquare, but probably they will reach a similar result. About the first one, we begin with likings, glimpsing enormous occasions about the geolocalization topic; on the other hand, there is an opposite route. Again, The Fancy starts with items, and then he will arrive to shops (I like several ethnic foods, then it’s probable that I would like to know about the presence, within a few meters, of an ethnic restaurant); foursquare, vice versa (I’ve done a check-in inside an ethnic restaurant, so it’s easy to deduce that I would like to be notified when I’m close to an ethnic shop, expecially restaurants).

So, looking forward, I strongly believe that The Fancy has enormous potentialities. Am I too optimist?!? Wait a little bit, and we will know soon…!

Daniele Vincenzoni

The Fancy. Esprimi te stesso attraverso i tuoi gusti.


Usanza vuole che sia l’appassionato di social network a cercare le ultime novità in questo campo sul web. Oggi esiste una ben più comoda alternativa alla web search: limitata, o semplicemente più selettiva. Questione di punti di vista.

È così che, ultimamente, ho preso l’abitudine di trovare nuovi ed interessanti social network site passando da una comoda porta di servizio: le SN app.

Giorni fa, girando per l’App Store di Apple con il mio iPad, categoria social network (ovvio…!), mi sono imbattuto in The Fancy, un nuovo SNS votato, più di ogni altro, all’immagine. La logica è semplice: trova oggetti che ti piacciono, e che magari possiedi, nella gamma proposta dagli altri utenti. O, piuttosto, proponili tu, inserendo immagine, descrizione e quant’altro riguardo l’articolo dei tuoi sogni. Il tutto, raggruppato in categorie (uomini, gadget, casa, etc.).

ScreenShot The Fancy

Fin qui, in realtà, nulla di così “sociale”.

Dopo pochi minuti di navigazione, ad ogni modo, le analogie con alcuni parenti non così lontani di The Fancy appaiono evidenti. Tale SNS mutua il meccanismo del follow da Twitter: se un utente ha gusti simili ai nostri, possiamo seguirlo ed eleggerlo a nostro opinion leader riguardo abbigliamento, tecnologia, e quant’altro. Inoltre, da foursquare proviene l’idea dei badge: aggiungi cinque articoli alla categoria “men’s“, e diventi “men’s style intern“, arriva fino a centocinquanta per guadagnare il badge di “senior men’s stylist“. A tutto ciò, si aggiunga il meccanismo del rank: maggiore è il consenso raggiunto dai prodotti per cui manifesti interesse attraverso il “fancy it” (una sorta di “mi piace” su Facebook), più elevato sarà il tuo rank, i tuoi punti in classifica insomma.

Ispirandosi a questi elementi visti e rivisti, e rimediandoli, esce fuori un mash-up semplice, originale, godibile e, forse, compulsivo se usato senza moderazione.

A mio parere, le possibilità legate all’e-commerce relative a questo social network site sono immense. Al momento, il tutto è molto indiretto: chi propone un oggetto nel database può inserire, tra le informazioni relative al medesimo, il link ad un sito web dove ottenere maggiori informazioni a riguardo.

Tuttavia, è chiaro che lo stato dell’arte per ciò che concerne questo argomento è molto più avanzato rispetto al meccanismo del link a siti terzi. Per esempio, un sistema di transazione monetaria online potrà essere implementato, con riferimenti a quest’ultimo inseriti a margine di ogni articolo. Per non parlare della possibilità di integrare un meccanismo di geolocalizzazione nell’app di The Fancy. Il perché è presto detto: “il ghiacciolo” conosce i nostri gusti e sa dove ci troviamo in un determinato momento. Tanto basta, facendo due-più-due, per immaginare l’universo di possibilità commerciali offerta da questa addizione: passo davanti ad un negozio di abbigliamento d’élite e, nel mio catalogo personale, ho inserito diversi vestiti firmati da stilisti di fama internazionale. Il mio mobile device mi segnalerà l’opportunità di entrare e fare shopping. Idem si può dire per le più disparate categorie di articoli commerciali.

Personalmente, vedo un percorso opposto rispetto al più conosciuto foursquare, che forse porterà ad un risultato simile, tuttavia. Da una parte, si inizia con i gusti, con possibilità enormi nella geolocalizzazione; dall’altra, il processo è stato inverso. Nel primo dei due, si partirà dagli articoli, per arrivare poi ai punti di interesse (mi piacciono diversi articoli di design, ergo è probabile che mi interessi sapere che nel giro di 30 metri c’è un negozio che vende prodotti del genere); nel secondo, il viceversa (ho fatto il check-in in diversi negozi di design, quindi è facile dedurre che amo questo genere di articoli e, di conseguenza, avrò piacere che l’app foursquare mi segnali la presenza di rivenditori nei dintorni).

In definitiva, se slegato dalla logica del “fine a se stesso” nella quale è attualmente immerso, considero The Fancy una trovata dalle enormi potenzialità. Troppa fiducia?!? Chissà, sarà il tempo a dircelo…!

Daniele Vincenzoni