MyTown 2. Geolocation and new business models

Apple App Store, games category. A few days ago, through my iPad 2, I’ve found MyTown 2: free, available for both iPhone and Apple’s tablet, with a wide number of five stars assessments. I started the download.

From the beginning, it seems like another Sim City’s clone. Indeed, I can’t say it is not: a huge empty field, and several buildings to construct on it.

Commercial activities which you can buy are close to you

To create an empire. A military one, or economic maybe, or any other type: the tipical delusions of grandeur, the basis of many videogames. However, there’s something different in MyTown 2, that makes this game experience something unique: the spatio-temporal nexus, that links the virtual world to the real one (or, better, actual). Indeed, under the spatial point of view, through a geolocation system and a database of commercial activities, the app detects your position, and shows you a list of shops close to you. You can build them, so, and they will be part of your own town. Yes: to become the owner of the jewelry under your home, or of the coffee roasting next to it, and so on, could be a little strange, but thanks to this feature you can have a customized (and, most of all, a personal) game, based on your own life. Then, you can log in: if you’re close to your shop, you can do a check in, so you can have an economic bonus. Virtual one, obviously.

The temporal point of view, now. Here, things are simpler. Different moments of the year, a different landscape and different buildings to choose. It’s Christmas time, so you’ll find a lot of tipical decorations. Of course, this time, MyTown doesn’t need API and other software’s contents. No maps and things like this: just a calendar and an update to adjourn the “seasonal” building’s list.

And, now, a scent of social: your virtual town, is not only connected to the real world, but also to several MyTowns built by other users. Visit them, create franchisings, get in touch with thousands of other passionates. This is possible due to Apple Game Center, a social gaming network.

But, isn’t there something strange? Why an application like this, pretty complex, should be downloadable for free, and in a complete version?

Usually, when app like this are for free, they have limited functions, or annoying ads that takes a meaningful part of your display. This is not that case.

Anyway, nobody does anything for nothing, and it’s tough to find mere charity on the App Store. Booyah, Inc., MyTown 2’s producer, is not an exception.

The Californian company practice, in fact, a business model which, personally, I think it’s very very intelligent and interesting. You can sell an app on the online store, earning not more than 10 € (games with higher prices, also if very well made, could be out of business, if compared with other game softwares on the App Store), just once, clearly.

Otherwise, you can donate it, considering it as the beginning of a value chain that the user is going to compose on his own, with the items that the producer will make available, sometimes for a fee.

And now, the software producer can have his return on investment. You build a simple house, or a common building: virtual money, that you earn during the game, are enough. Do you want a villa with swimming pool, the Eiffel Tower, or maybe a skyscraper with King Kong on the top? Fine: in this case, you can’t use virtual coins, but “real” ones, and you have to give it to Booyah, via electronic transaction, of course. In this way, the producer will not have an immediate economic return (the download price), pursuant to a range of incomes, that it is going to have through time.

Possible objection: it’s not sure that the user would like to invest real money in a virtual city. Absolutely true.

However, it’s equally true that, doubtless, the number of downloads made by users for an app a fee (if its price is 79 ¢, but also if it’s 10 €), would be extremely lower if compared to a free app’s one.

And moreover, think about a very important point: the software quality. A producer could present an app like amazing, but maybe, when you try it, you find out that it’s not so funny and interesting to use. Once you pay for the download, you know that you can’t do anything. Instead, if an app is for free, the producer can have a higher income (of course, like we said before, a freeware probably will have a greater spread and, so, also earning a few euros per user, it’s possible to gain very much), but only if the app is really well made. It’s obvious: if I don’t like a videogame, also if it’s for free, I’ll not spend on it anything, even if a cent. And vice versa: many users could be happy to spend a few euros to improve its game experience.

Then, in my opinion, this business model could become a game with no losers, where customers win – because first, they can try the app, and then, they can choose if spend some money – but software producers too – because they can obtain a very higher ROI.

What’s the meaning of this story? Easy to say: if the quality wins, everybody win.

Daniele Vincenzoni

My Town 2

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MyTown 2. Tra geolocalizzazione e nuovi modelli di business

App Store di Apple, sezione “giochi”. Giorni fa, girovagando col mio iPad 2, mi imbatto in MyTown 2: gratuito, disponibile sia per l’iPhone che per il tablet della Mela, con un rapporto tra valutazioni totali e giudizi a cinque stelle da capogiro. Avvio il download.

Da subito, l’impressione era quella di trovarsi di fronte all’ennesimo derivato di Sim City. Ed in effetti, non si può dire che non sia così. Semplificando il tutto, un ampio terreno vuoto, ed una serie di categorie di edifici da poter costruire su di esso.

Le attività commerciali rilevabili sono situate a pochi metri da te

Costruire un impero, sia esso economico, militare, o quant’altro: le solite manie di grandezza alla base di molti videogiochi. Tuttavia, c’è qualcosa che rende unica l’esperienza di gioco in MyTown 2: il nesso spazio-temporale, che lega il mondo virtuale a quello reale (o, con maggior esattezza, attuale). Infatti, sotto il profilo spaziale, attraverso un sistema di geolocalizzazione ed un database di attività commerciali, l’applicazione individua la posizione attuale, e fornisce una serie di negozi ad essa prossimi. Questi, poi, possono essere costruiti, così da entrare a far parte della propria città. Diciamo che diventare i proprietari della gioielleria sotto casa, o della torrefazione, e via dicendo, è un bel po’ strano, ma rende il gioco personalizzato (o, più che altro, personale) sulla base della vita di ciascun utente. Il tutto, è arricchito dall’ormai onnipresente log in: se ci si trova nei pressi di una delle attività acquistate, è possibile registrarsi, al fine di ottenere bonus economici. Virtuali, chiaramente.

Sul versante temporale, il principio è simile e, se vogliamo, molto più semplice. Il paesaggio e le costruzioni edificabili variano a seconda del periodo dell’anno in cui ci si trova. Va da sé che, in questi giorni, in lista ci siano una quantità industriale di addobbi natalizi e di locali vestiti a festa, che chiedono solo di essere costruiti. Tutto ciò, senza alcun bisogno di API e contenuti software terzi, come invece nel caso delle mappe: un calendario ed un update per aggiornare l’elenco degli edifici “stagionali”, ed il gioco è fatto.

La ciliegina sulla torta? Una spruzzata di social: la tua città virtuale non solo è connessa al mondo reale, ma anche alle numerose MyTown costruite dagli altri utenti. Visitale, fonda dei franchising, entra in contatto con migliaia di altri appassionati. Il tutto, attraverso il Game Center di Apple, un social network dove il videogaming la fa da padrone.

Ciò che non torna, al momento, è evidente: perché un’applicazione piuttosto elaborata, com’è MyTown 2, dovrebbe essere scaricabile gratuitamente e in una versione completa?

Generalmente, app di buona qualità vengono fornite free con funzioni limitate, o con fastidiosi ads che pubblicizzano aziende terze, occupando parte dello schermo costantemente. Non è questo il caso.

Tuttavia, è chiaro che nessuno fa niente per niente, e di candida beneficenza sull’App Store se ne incontra raramente. Booyah, Inc., produttore di MyTown 2, non fa eccezione.

L’azienda californiana attua, nell’app in questione, un modello di business che, personalmente, trovo interessantissimo. Si può vendere un software nel negozio online di Apple, racimolando non oltre 10 € (giochi a prezzi superiori, anche se di ottima fattura, sarebbero fuori mercato, facendo un rapido quanto intuitivo confronto con le applicazioni presenti nella categoria in questione sullo store), chiaramente una tantum. Oppure, si può regalare una buona app, considerandola come il primo anello di una value chain che l’utente stesso andrà a comporre, con il materiale fornitogli dal produttore del software.

Ed è qui che entra in gioco il denaro e, quindi, il ritorno sull’investimento. Costruisci una semplice casa, o un edificio del tutto comune: i soldi “virtuali”, guadagnati nel corso del gioco, saranno più che sufficienti. Vuoi una villa con piscina, la Tour Eiffel, o magari un grattacielo con King Kong ad agitarsi in cima? Bene: in questo caso, non avrai bisogno di monete virtuali, ma di denaro vero“, da versare nelle casse di Booyah mediante transazione elettronica, chiaramente. In questo modo, si sacrifica un ritorno economico immediato (il prezzo del download), in virtù di una serie di incassi graduali, ottenibili nel corso del tempo.

Possibile obiezione: non è detto che il fruitore, preso dalle manie di grandezza, scelga di investire soldi reali in una città virtuale. Verissimo.

Tuttavia, è altrettanto vero che, senza dubbio alcuno, il numero di download eseguiti dagli utenti per un’app a pagamento (sia il suo costo 79 ¢, sia esso 10 €), sarebbe estremamente inferiore rispetto alla medesima distribuita a titolo gratuito.

Inoltre, vorrei invitare a riflettere su un punto in particolare: la qualità del programma. Rendere accattivante un’applicazione a pagamento, che poi magari ci ha stancato già dal giorno dopo, è una pratica sibillina, ma di fatto funzionale, da parte del produttore. Una volta pagato il download, se il gioco non rispecchia le nostre aspettative, c’è poco da fare. Invece, fornendo un’app gratuitamente, il produttore può avere un ritorno sicuramente maggiore (quantomeno, per il fatto che il freeware avrà una diffusione maggiore, e quindi, anche ricavando pochi euro da ciascun utente, il gioco è fatto), ma solo a patto che il videogame sia di buona qualità. È chiaro: chi butterebbe anche un solo centesimo per un gioco che non incontra il proprio gusto? E viceversa: quanti non sarebbero disposti a spendere pochi spicci per migliorare la propria esperienza di gioco, specialmente se il gioco è stato scaricato gratis?

Quindi, a mio parere, questo modello di business può trasformarsi in un gioco a vincere, dove a guadagnare sono sia gli utenti – che possono prima utilizzare l’app, e poi scegliere se investire – sia gli sviluppatori del software – che possono ottenere un ROI molto più elevato.

Morale della favola? Se vince la qualità, vincono tutti.

Daniele Vincenzoni

My Town 2